Lo Sceriffo Gentilini è indagato per "istigazione all'odio razziale" per quattro querele presentate in seguito alla famigerata intervista rilasciata dal vicesindaco a Rete Veneta riguardante la pulizia etnica dei culattoni presenti nell’area dell’ospedale.
A tal proposito Gentilini non fa una piega e ritiene che sia una decisione assurda come già sette anni fa quando si ritrovò indagato per istigazione all'odio razziale perchè propose provocatoriamente di vestire gli extracomunitari da leprotti per consentire ai cacciatori di esercitarsi con loro. Un'accusa dalla quale Gentilini è stato poi assolto. «È vergognoso e demenziale il paragone tra Gentilini e Hitler che le associazioni dei gay e delle lesbiche vogliono far passare, e che più di qualche giornale ha riportato in prima pagina. Ricordatevi che i gay e le lesbiche sono sempre esistiti ed esisteranno ancora. Quello che io non voglio è che le loro effusioni amorose vengano fatte nei luoghi pubblici in territorio comunale. Hanno i loro spazi e io non voglio assolutamente che ci sia un "terrorismo amoroso", con tanto di ammiccamenti, avances e stratagemmi vari, che terrorizzi le mie donne, specialmente quelle che escono dall'ospedale. Il mio messaggio era semplice: "andate più in là"».
Gentilini è cosciente di avere tutta la città dalla sua: «Io ho una grande soddisfazione. Quando i miei cittadini mi incontrano per strada e si parla di questa vicenda mi dicono: "signor sindaco, ha fatto il suo dovere. Noi siamo con lei, continui così"».
Come se non bastasse però in questi giorni è scoppiata poi un’altra grana.
Domenica a Sant'Angelo durante la Festa dell'Uva il parroco don Carlo Velludo si è scagliato contro Giancarlo Gentilini, a suo dire colpevole di essersi esibito, con la consueta oratoria, in un'invettiva contro i cinesi e i prodotti cinesi dal palco allestito vicino alla chiesa.Lo scontro è continuato "dietro le quinte", con don Carlo furioso: «I suoi discorsi potrà gridarli per le piazze e per le vie di cui è sindaco ma non sulla proprietà privata di una parrocchia. Qui non metterà più piede per fare questi discorsi».
Il parroco precisa: «Ho risposto, sicuramente con forza e veemenza, alle provocazioni per nulla cristiane in un luogo dei cristiani. Credo di poter rivendicare il diritto di poterlo dire in "casa mia", visto che quel luogo appartiene alla nostra parrocchia»
Dal canto suo Giancarlo Gentilini ha indirizzato una missiva al vescovo Andrea Bruno Mazzocato (ma anche al Papa e al cardinal Bagnasco) per chiedere che il parroco venga destituito. «Non è possibile che un pastore di anime diventi come Lucifero , sembrava avere gli "occhi di bragia"».
«Non so cosa gli è preso: sembrava un ossesso . Ci trovavamo ad una festa dei nostri agricoltori e io ho detto che non si devono confondere i nostri prodotti con quelli dei cinesi. Questi sono il frutto dello sfruttamento dei bambini e delle donne. Quando vengono fatte incursioni in certi laboratori si trovano cinesi che lavorano 24 ore su 24 e dormono in loculi che sembrano quelli cimiteriali. Quello che ho detto è che questa è concorrenza sleale. Quello si è scatenato come un invasato e ha difeso i cinesi, dicendo che Dio calcola gli uomini tutti uguali. Se parliamo di concorrenza normale sono d'accordo, ma non se si tratta di concorrenza sleale. Io non ho fatto questioni di razzismo, sia chiaro. Il razzismo è una cosa, lì si parlava di sleale concorrenza ai miei agricoltori. Io ero dalla parte della giustizia e dalla parte dei cittadini, lui si è messo contro un rappresentante dei cittadini. Adesso la decisione spetta al vescovo».
Gentilini è inflessibile: «Andrò in parrocchia, vedremo se avrà il coraggio di buttare fuori Gentilini. Io non intendo che mi si vieti di andare in una parrocchia, perché la religione cattolica non prevede steccati. Lui dovrebbe essere una figura che smussa gli angoli, che trova convergenza verso la tolleranza, non mettersi contro chi cerca di salvare il lavoro dei nostri cittadini».
C’è da dire che tra i due c'era già stato qualche ruggine in passato, come ricorda lo stesso vicesindaco: «Si era comportato malissimo in occasione della commemorazione della battaglia di Nikolajewka a Giavera del Montello. Aveva impedito l'entrata in chiesa delle bandiere e dei cori degli alpini perché, disse, la chiesa non dev'essere sfruttata per queste cerimonie. Per noi è una cosa sacra commemorare chi è caduto per la Patria. Anche allora scrissi alle gerarchie ecclesiastiche per informarle. Questi non sono pastori di anime, forse sono pastori dell'Islam». L'ennesimo "prete rosso"? «Potrebbe rientrare nella categoria. Se ad un dato momento si mette contro di noi che cerchiamo di salvare il lavoro dei nostri agricoltori allora vuol dire che ha perso il ben dell'intelletto. Domenica tutti mi applaudivano durante il mio intervento. Solo lui si è infuriato. La voce del popolo è che la parrocchia ne ha piene le scatole di quel parroco».
Tra gay luxuriosi e preti rossi il paese sta andando alla deriva.
Per arginare quest’orda malefica, gli Sceriffi come Gentilini andrebbero decorati altro che indagati!!!
TOLLERANZA ZERO!